L'importanza di avere un piano quando sei nella...



L’espressione nella foto è quella di una donna di 35 anni che ha appena scoperto che il suo computer non si accende più.

È sera tardi, prima di andare a letto, la donna in questione desidera mettere a posto ancora un paio di piccolezze con il computer così da stare „più tranquilla“ il giorno dopo. Succede che il computer all‘inizio si accende, poi ad un tratto si blocca... e poi la trentacinquenne in questione decide di riavviarlo. Fino a qui quasi tutto bene. Fino a quando... inserita la password, la donna inizia a sospettare che ci sia qualcosa che non va. La clessidra, infatti, si „riempie“ troppo lentamente... fino a bloccarsi del tutto. Appaiono scritte strane e ci manca solo che il computer dica „bye bye, mo‘ ti ho fregata... come farai senza di me?“. Ecco, ed è proprio questa domanda che - mentre cerchi di riavviarlo, pregando tutti i santi, in ogni lingua che conosci - inizia a frullarti per la testa, andando irrimediabilmente a CATASTROFIZZARE ogni pensiero che farai a riguardo da quel momento in poi. „Ora come farò a lavorare?“ „Chissà se ho salvato tutto!“ „Cazzarola il lavoro che stavo scrivendo!“ „Mi toccherà comprarne uno nuovo!“ „La mia attività ne risentirà!“ Eccetera eccetera... con scenari apocalittici che arrivano fino al ritrovarsi tagliati fuori dalla società, sotto un ponte, a pensare a „quel“ momento in cui il famoso computer ha smesso di vivere. Ad ogni modo, torniamo al momento clou. La giovane donna cerca di mettersi l‘anima in pace dicendo „ci penserò domani, ora che posso fare?“, che è già un bel punto di partenza e, comunque non a cuor leggero, cerca di andare a letto. Si mette giù, chiude gli occhi, cerca di concentrarsi sul respiro, ma il pensiero catastrofizzante è più forte. Dopo 10 minuti decide di ri-alzarsi e di fare un „piano“. Prende carta e penna e comincia a mettere nero su bianco quali sono le soluzioni alternative, come potrebbe lavorare con altri strumenti che si trova a disposizione e le azioni da compiere all‘indomani. L‘elaborazione del piano dura un‘oretta, è stanca e decide di tornare a dormire. Anche se non ha RISOLTO la situazione, l‘elaborazione di un piano le ha permesso di staccarsi dai pensieri catastrofizzanti che non l‘avrebbero lasciata dormire e contemporaneamente la mente ha cominciato a pensare che le soluzioni sono a disposizione. Se riesci a fare un piano, per quanto anche „astruso“ sia, sei già a buon punto. Per ora buona giornata... e ricordate: se catastrofizzate, fermatevi e fate un piano!



 

Il pensiero catastrofico è molto presente nel disturbo d'ansia generalizzato, ma anche nell'ansia "normale", quella che più o meno tutti proviamo.


Questo genere di pensiero non fa altro che peggiorare le situazioni e mangiarci energie, concorrendo ad abbassare il nostro indice di resilienza.


🔺Vorresti poter affrontare tutte le sfide che la vita ti pone davanti con calma, forza e serenità?


🔺Vorresti poter andare avanti senza la pesantezza che queste situazioni difficili ti hanno lasciato nel cuore?


🔺Vorresti liberarti da quelle catene emotive che a volte non ti fanno respirare?


☑️ Se la risposta a queste tre domande è "sì", allora sei nel posto giusto e al momento giusto!


𝗗𝗜𝗩𝗘𝗡𝗧𝗔 𝗨𝗡 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗜𝗘𝗥𝗢 𝗗𝗜 𝗖𝗔𝗟𝗠𝗔 𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗦𝗔𝗣𝗘𝗩𝗢𝗟𝗘𝗭𝗭𝗔!In questo per-corso di 28 giorni avrai a disposizione:


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